Uno dei più antichi ed importanti esempi di architettura dorica è il tempio di Artemide di Corfù che risale al 590 a.C. Corfù rientra nella sfera d'influenza corinzia già a partire dall'VIII secolo a.C., quando un gruppo di coloni provenienti da Corinto fondò l'antica Corcira. Il tempio presentava 8 colonne sui fronti e 17 sui lati, quindi aveva una forma abbastanza allungata, tipica dei templi arcaici. Tuttavia l'edificio non è noto tanto per la sua architettura, quanto per la decorazione del frontone, dove spicca una grande immagine di Gorgone. Si tratta della Gorgone Medusa, raffigurata in gloria tra i suoi due figli, Chrysaor (di cui si conserva il busto alla sua sinistra) e Pegaso (perduto, alla sua destra).
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Frontone di Corfù; 590 a.C.; Corfù, Museo; da Wikipedia |
Secondo il mito quando Perseo, per volere di Polidette, re delle Cicladi, uccise Medusa decapitandola, dal corpo di questa nacquero due creature prodigiose: Chrysaor ('l'uomo dalla spada d'oro') e Pegaso, un meraviglioso cavallo alato. Perseo salì in groppa al destriero, mise la testa della Gorgone, per sottrarla al suo sguardo, nella bisacca magica, e fuggì. Ai lati dei figli di Medusa vi sono due pantere accosciate, il cui pelame è reso con incisioni a cerchietti e che in origine doveva essere evidenziato col colore. Negli angoli estremi abbiamo figure più piccole: a destra è Zeus che solleva il braccio destro con un fascio di fulmini (rappresentati con un doppio fascio di fiori di loto) che scaglia contro un Titano vinto; a sinistra è invece un uomo seduto (forse Priamo) che viene trafitto con una spada.
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Zeus che scaglia un fulmine contro un Titano, particolare del frontone
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Nata dalle divinità marine Forco e Ceto, Medusa e le sue due sorelle di gorgone, Euriale e Steno, erano tra le figure più temute della mitologia greca antica. Tale era la loro reputazione che i rilievi delle teste di gorgone furono posti su forni da cucina in case antiche per impedire ai bambini curiosi di aprirli. Questa paura intrinseca è comprensibile considerando che si diceva che le mostruose sorelle avessero mani di bronzo, terribili zanne, enormi ali dorate e una corona di serpenti contorti al posto dei capelli. E, fatto più inquietante, era la loro possibilità di trasformare in pietra chiunque incrociasse il loro sguardo. Il rilievo di Corfù ben rappresenta i caratteri temibili di queste creature: la bocca è spalancata in un sorriso beffardo da cui escono le temibili zanne e gli occhi, abnormemente grandi, attraggono inevitabilmente la nostra attenzione, colpendoci con il loro sguardo letale. Dal punto di vista stilistico è da sottolineare il tentativo da parte dell'autore di dare a questa figura l'idea del movimento attraverso quello che viene definito come lo schema della cosiddetta "corsa in ginocchio".
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Particolare della Gorgone Medusa |
Per rendere una figura in movimento rapido, sia in corsa che in volo, i greci svilupparono la rappresentazione convenzionale di figure a metà inginocchiate, con un ginocchio sopra o vicino al suolo, l'altro lievemente flesso e le braccia tese in alto, in basso e lateralmente. In queste figure la parte superiore del corpo è posta pienamente di fronte mentre le gambe sono di profilo, determinando una forte torsione del bacino. Qui siamo in età arcaica, un'epoca in cui gli artisti greci iniziano ad avvertire il bisogno di collocare le loro opere nello spazio. Questo espediente, che potremmo definire un po' rudimentale. della "corsa in ginocchio" rappresenta uno dei primissimi tentativi, in campo scultoreo, di uscire dalla rigida impostazione degli immobili kouroi arcaici per dare alle opere il senso del movimento. Lo ritroviamo ad esempio anche nella più famosa "Nike di Delo", probabile opera di Archèrmos di Chio, che era eretta in cima ad una colonna. Il corpo, che nella parte inferiore è di profilo, in quella superiore è visto di prospetto, mentre la testa è leggermente di 3/4. Qui la "corsa in ginocchio" vuole esprimere un movimento particolare, quello del volo: sia sul dorso che sulle spalle sono stati trovati gli attacchi per quattro ali.
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Nike di Delo; 560 a.C.; m 0,90; Atene, Museo Archeologico Nazionale; da Wikipedia
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